Gianni Mura è il mio Ronaldo, Ibra capirà

DEFINNon so quanti di voi domenica scorsa (puntata del 17 marzo) abbiano guardato Quelli Che, su Rai Due, ma c’era ospite Gianni Mura (che per me è Dio, ma pure per voi ovviamente) a parlare del suo nuovo libro, che io vi consiglio caldamente: “Non gioco più, me ne vado” (il Saggiatore). Be’, a un certo punto, durante l’intervista con Victoria Cabello e Massimo Caputi, alla domanda su quali nomi leggesse con piacere, Mura ha detto che negli ultimi quindici anni quello che più l’aveva fatto divertire ero io, con Atletico Minaccia Football Club. Io ero dietro di lui, a guardarlo, ad ascoltarlo, a imparare (perché da Mura si impara anche solo standogli accanto, nei gesti, nei sospiri, nei silenzi), quando bàm, sono stato chiamato in causa per quello che è, senza dubbio, il momento più gratificante della mia esistenza fino ad ora.
E non perché è avvenuto in diretta sulla Rai. Ma perché l’ha detto IL giornalista. Uno della top 3 della storia del racconto del pallone, e dello sport, in Italia. E io che sono un ragazzo di 28 anni, al primo romanzo, ai primi articoli sulla Gazzetta dello Sport, non posso che sorridere, appena un po’, ingoiare forte, ringraziare, e impegnarmi il doppio, il triplo. Perché certi momenti sono belli, durano in eterno nel tuo cuore, ma le parole non sono mai abbastanza per raccontare. E allora torno con la testa sul computer e scrivo con la forza di certe soddisfazioni, immortali nel mio cuore. Sperando di esserne all’altezza.

Ora, quanti di voi si sono chiesti “Perché la foto con Ronaldo e Ibrahimovic accanto alla tua con Mura?”. Facile. In questo video qui c’è Zlatan Ibrahimovic che prima del calcio d’inizio di un derby si mette a fissare Ronaldo, il Fenomeno, quello vero, non l’omonimo D&G di adesso che sfila col Real (che pure è forte, ma vogliamo metterli a paragone? Andiamo). E sorride. Incredulo. Il giornalista del servizio descrive erroneamente il momento, e mi permetto di dirlo perché ho letto la biografia di Ibra, in cui ci racconta per bene quell’episodio. Era incredulo, Zlatan. Sì: anche l’arrogante e formidabile centravanti svedese ha un cuore e uno stomaco che si stringe. In quel momento, a centrocampo, davanti a sessantamila persone, Re Zlatan si era fatto piccolo piccolo dal suo metro e novantacinque e fissava il suo Campione di sempre. Quello a cui tendeva, quello che imitava con i suoi doppi passi, a tratti irritanti, fin da giovane, nell’Ajax. Ecco perché lo fissava a quel modo, inebetito, sognante.

Riguardando il video della puntata di Quelli Che mi sono scoperto a guardare Gianni Mura allo stesso modo. Gli occhi all’insù, increduli, sognanti. Perché anche io provo a imitare, a modo mio, chiaro, i doppi passi di Gianni, le sue accelerazioni, i suoi improvvisi cambi di passo, che ne fanno il Fenomeno che è da sempre. E anche io a trovarmi di fronte a lui mi sono paralizzato, ma felice. Il mio Campione di sempre. Quello a cui tendo, quello che provo a imitare con i suoi doppi passi, le sue accelerazioni, i suoi improvvisi cambi di passo.
Perché stare di fronte a Gianni Mura è un onore, un privilegio. Sapere di essergli piaciuto fino a questo punto è un sogno. Sapere di avere una vita davanti per provare a raggiungerlo, anche solo per un secondo, è il vero privilegio.

(Qui sotto il video della puntata, dovrebbe partire dal momento in cui Mura dice quello che dice, altrimenti il fattaccio è al minuto 6.30)

Più di 5000 grazie e qualche novità

IMG-20130207-WA0001Atletico Minaccia Football Club ha superato le cinquemila copie in poco più di un mese. E io che posso dire? Se non la parolina magica che tutte le mamme insegnano ai figli fin da quando sono bambini? G R A Z I E.
A tutti. A chi l’ha letto, lo sta leggendo, l’ha preso e deve ancora cominciarlo, vuole comprarlo (e quindi, ovviamente, non l’ha ancora cominciato!), a chi l’ha rubato (a voi un po’ meno, però fatemi sapere lo stesso cosa ne pensate), e a chi l’ha consigliato, regalato, imposto ad amici e parenti.

La mole di messaggi che sto ricevendo è altissima. Via facebook, twitter, mail. Dire che ne sono felice è poco. Non mi aspettavo tutto questo successo, ma soprattutto: questo amore da parte dei lettori. Cioè, un momento. Me lo auspicavo, sapevo di aver scritto un romanzo, quantomeno, sincero. E dunque amabile. Perché, noi lettori, veri lettori, lo sappiamo: è difficile che qualcuno ci freghi. Un libro autentico (bello o brutto viene dopo, come giudizio) ci scoppia tra le mani, pulsa, ci parla con franchezza come un vecchio amico. E noi lo apprezziamo sempre un vecchio amico. Ecco: sono davvero felice che questo sia passato, che i lettori se ne siano accorti e vogliano, spesso, condividere con me i loro pensieri, le emozioni che Atletico Minaccia ha risvegliato nelle loro menti. Molti mi hanno detto che gli ho ricordato la loro gioventù passata sui campi di periferia a tirare calci al pallone (e agli avversari). Alcuni addirittura si sono commossi con la cavalcata della squadra di Vanni Cascione, fino all’ultimo secondo dell’ultima partita.

Questo, probabilmente, è il premio più grande per me che l’ho scritto. Al di là delle cifre vendute, dei numeri, dei traguardi (sono stati anche venduti i diritti in Olanda, uscirà lì dopo l’estate, ma presto dedicherò un pezzo a questa faccenda, perché merita, poi capirete perché). Insomma: io sono un autore che deve ancora imparare tanto, questo è il mio primo romanzo. Sto scrivendo il secondo, siamo a buon punto. Continuerò a metterci l’anima come l’ho messa in Atletico Minaccia. In tanti chiudono le mail dicendomi che aspettano il prossimo romanzo. Ecco: spero che, bello o brutto che sia, passi sempre il solito messaggio dalle pagine: voglio raccontare storie. Con semplicità e onestà, divertendomi io per primo, emozionandomi, facendomi piangere e ridere.
Però, già che siamo qui: 5mila e più grazie a voi.

Di cose belle me ne stanno succedendo. Una tra tutte, forse quella per cui mi è battuto il cuore: l’inizio della collaborazione con la Gazzetta dello Sport. Un sogno, fin da quando ero bambino. Ma anche a questo dedicherò delle righe molto presto.

Intanto, prossimi giri: venerdì 15 marzo sarò a Padova (libreria Mondadori di piazza Insurrezione) alle ore 18, per presentare Atletico Minaccia insieme a Matteo Righetto (a seguire aperitivo Sugarspritz alla Corte dei Leoni, sempre a Padova, eh). Poi, sabato 16 marzo a Santa Maria Capua Vetere (mia città d’adozione, ormai), lo presentiamo al Club 33 Giri, con Ivan Mazzoletti e Ilaria Puglia. E, infine, giusto per rifarmi un attimo a salire l’Italia intera: domenica 17 marzo torno ancora ospite a “Quelli che”, su Rai Due. Direi che per i prossimi giorni potrete incontrarmi nei treni.

Ma la cosa più importante è una: siempre Adelante Atletico Minaccia!

Marco Marsullo, che sarei io, torna allegramente a “Quelli che” domenica 3 marzo

quellichemarsulloDopo un paio di settimane di assenza da Rai Due, in cui tantissimi hanno scritto ai vertici della tivù di stato allegando foto in cui strappavano il bollettino del canone per protesta, torno in diretta dalle 14 a “Quelli che”, con Victoria Cabello e il mio amato Trio Medusa. Seguirò il Siena (lo dico perché per ora sono imbattuto!) e sono molto felice di tornare in trasmissione perché, cosa più importante di tutte, lì mi diverto come un matto. Magari si parlerà un po’ di Atletico Minaccia Football Club, il romanzo outsider che sta scalando le classifiche (a mani nude). Tanto che quando è stato sottoposta la questione a Camilleri, questi si è voltato dalla cima delle classifiche e ha detto, testuale: “Chi minchia è ‘stu Marsullo?”

Adelante!

[nella foto: la mia proverbiale eleganza in diretta nazionale]

Atletico Minaccia ha tre settimane di vita, e noi siamo tanto felici

copertinaAMblancaSono poco più di tre settimane che Atletico Minaccia Football Club è in libreria e noi siamo piuttosto contenti.
Voglio dire: il libro ha fatto una prima ristampa visti i grandi ordini che sono arrivati dopo i primissimi giorni e siamo entrati stabilmente nelle classifiche dei più venduti. Sia nelle Feltrinelli, che nel circuito Arion, che tra quello delle librerie Arianna, che nei siti internet – IBS e Amazon – e anche nel mio palazzo, dove la signora della porta di fronte mi ha parlato molto bene del romanzo, che ha comprato dopo avermi visto a “Quelli che il calcio” (non sto romanzando, tutto vero).
Già, perché nel mezzo siamo stati tre volte su Rai Due con Victoria Cabello e il Trio Medusa (li adoro tutti, compresi Caputi e Tombolini) a dire due parole sul romanzo e a commentare qualche partita di pallone, diventando un portafortuna nazionalmente riconosciuto dai tifosi della Sampdoria, Siena e Pescara. Mica cazzi, oh.
Nel mezzo tante belle recensioni: Antonio D’Orrico su Sette del Corriere della Sera mi ha definito “un nuovo talento” (ha detto “talento” ben due volte nell’articolo, con tanto di foto da scrittore serio), Gianni Mura su Repubblica ha detto che finalmente un bel libro sul calcio anche in Italia, e che da tempo non si divertiva così tanto leggendo un romanzo (e dentro di me si è scatenato questo: http://www.youtube.com/watch?v=3GwjfUFyY6M), Ida Bozzi su La Lettura del Corriere della Sera ha dato 5 quadratini su 5 per la storia, e 4 su 5 per lo stile, parlando benissimo di Vanni Cascione e company. E io tutte queste cose non me le dimentico, le porto nel cuore, e vado avanti orgoglioso ma molto concentrato.
Però, la cosa più bella di tutte, e non me ne voglia nessuno, è stata la reazione dei lettori. Sono subissato (ià, magari subissato no, però mi scrivono in tanti) di mail, messaggi su facebook, cinguettii su twitter, in cui un sacco di gente mi dice che ha amato Vanni Cascione, Lucio Magia e la loro sgangherata squadra. I più gettonati sono Ciro Pallina, Michele “Trauma” Zarrillo, Sasi Mocciardi. In tanti mi stanno anche chiedendo un sequel (Einaudi: ehi!, ci sentite? Ricordatevi di queste parole quando ve lo proporrò).
Per ora va bene così. Stanno cominciando le presentazioni, ho inviti in tutta Italia fino a maggio e io non potrei esserne più felice. Parlare con chi legge libri, per chi ne scrive, è la più grande gioia possibile. La più grande fortuna di fare questo mestiere, e lo dico senza un grammo di retorica. Chiunque mi conosca, o mi abbia scritto in questi giorni, sa bene quanto per me sia bello poter condividere anche solo una battuta con chi ha letto Atletico Minaccia. Perché io so bene da dove sono partito, e so bene quanto è soddisfacente per un lettore (essendolo io per primo) poter parlare con l’autore di un romanzo che gli è piaciuto (avendolo fatto io un miliardo di volte). E spero di poter parlare sempre con più lettori, perché questo vorrà dire che l’Atletico Minaccia camminerà sempre di più, piacerà sempre di più, sarà sempre più l’outsider delle classifiche (Camilleri e Gramellini, siete avvisati! – E sparì per sempre dalle classifiche nel giro di 24 minuti).

Per concludere: la più grande soddisfazione, e lasciatemelo dire!, è che la gente ha capito. Io non so quanto il mio romanzo sia bello o brutto, non è compito mio valutare questo. Io però so quanto sia sincero e quanto cuore ci sia dentro. E questa è la prova, l’ennesima se ce ne fosse bisogno, che i lettori di questo se ne accorgono.
La sincerità, quando si racconta una storia, è la prima e unica regola.
Spero che Atletico Minaccia Football Club continui così. E chi se lo aspettava. E grazie a tutti.
Adelante!

(sto aggiornando piano piano il sito, presto nella sezione “rumours” tutta la rassegna stampa. non so perché ve l’ho detto, ma va be’, ormai siamo qua)

E domenica 3 febbraio torniamo a QUELLI CHE, Rai Due

marsulloraiDopo aver brillantemente dimostrato di poter fare espressioni del genere in diretta sulle reti nazionali, domenica 3 febbraio (dalle 14 circa), io e Atletico Minaccia Football Club torniamo su Rai Due, a “Quelli che il calcio”.

Dopo aver portato fortuna e gloria alla Sampdoria (che ha schiantato 6 a 0 il povero Pescara), questa domenica seguirò Siena – Inter. E ricordando all’Italia tutta che sono molto, ma molto, tifoso del Milan, vado lì in veste di scrittore-football-addicted.
Guardatemi, se vi va, e prendete in libreria Atletico Minaccia Football Club, se vi va (no, questo dovete farlo quasi per forza). E se siete in grado fatemi foto con espressioni come questa. Vincerete un “grazie” da parte dell’autore del romanzo. Che sarei io, con rispetto parlando.