4 mesi di Atletico Minaccia

amELEFSono quattro mesi che questo libro qui è in libreria. Gli auguri fateli a lui, voi che lo avete a casa; una torta, anche una viennetta va bene, non è un tipo pretenzioso. Ve lo dico perché lo conosco bene, lo conosco dal 2009, quando lo scrissi con l’entusiasmo e l’incoscienza che ancora oggi mi accompagna quando metto le mani su una tastiera di un computer e comincio a scrivere un romanzo.

In questi quattro mesi ne ho viste di cose. Che se dovessi dirle tutte non basterebbe un dominio internet solo. Però mi ricordo bene i primi giorni dopo l’uscita, quando avevo l’ansia perché vedevo che su anobii non decollava (non sono un tipo fissato su certe cose, noooh), quando temevo che i giornali e i lettori mi avrebbero detto che non era cosa mia, che il romanzo era carino, ma niente di che. E ci tenevo per un semplice motivo: non che debba sentirmi dire che sono bravo, questo non mi importa, al massimo mi lusinga, ma mi importa che quello che faccio venga recepito, entri negli occhi e nel cuore delle persone. Perché, credo, è questo che fa uno che scrive. Entrare. E io avevo paura di restare fuori. Ma fuori sono rimaste solo le paranoie. Ho vissuto nei treni, e ci vivo ancora, perché mi hanno invitato a presentarlo ovunque. Dalla Val Trompia, vicino Brescia, dove un’associazione di ragazzi giovanissimi e pieni di idee mi ha invitato in una rassegna bellissima, fino a Marcianise, dove un’altra associazione mi ha fatto sentire uno di loro, tra tante risate e del buon vino. E in mezzo un sacco di posti dove sono stato bene, che a elencarli farei notte. E sono pure finito in televisione, lo sapete. Io con lo zaino sulle spalle che entro nelle auto della Rai e comincio a parlare di pallone con tutti gli autisti, “Mi dia del tu, la prego, ho 28 anni”, quante volte l’avrò detto. E gli sfottò con quelli juventini, e i confronti da mister con quelli milanisti, “Ma perché De Sciglio non sta giocando?!”. Io che trovo il mio nome sui camerini, io che finisco a “Undici” di Pardo (Pardo, ti amo, sappilo), con i giornalisti che seguo da sempre, e parlo di pallone con loro, come parlassi con i miei amici. Io che Gianni Mura mi ha detto delle cose che non dimenticherò mai, e le avete sentite tutti, ma mi ha detto pure altre cose che non avete sentito, e che non vi dico perché certe altre bellezze servono solo a ricordati di cosa puoi essere capace, con l’impegno e il sacrificio. Che non è tutto passerelle e classifiche, che se hai ventotto anni e combini cose che gente in una vita intera, magari, non riesce a fare, non devi pensare che sei arrivato da qualche parte, ma solo che sei partito bene. E che devi arrivare ancora meglio.

Mi ricordo tutte le mail che ho ricevuto in questi mesi, e sono tantissime, e tutta la voglia e l’impegno che ho messo nel rispondere. Perché, e questo lo credo con ogni grammo di me, la parte più bella è proprio questa. Parlare con chi ha letto la tua storia e si è emozionato. Punto, senza giri di parole. E mi ricordo pure cosa ho pensato quando ho visto che eravamo alla terza ristampa, la cosa esatta che mi è balenata nella testa: quando si farà la quarta? E non è ingordigia, ma semplice meraviglia. Meraviglia verso le cose grandi che possono succedere nella vita. Perché io non dirò mai che ho talento, ma una cosa sì, me la riconoscerò sempre: non ho mai smesso di pensare possibile la meraviglia.

Mi ricordo quando mi sono perso nel palazzo RCS, il giorno che andai a parlare con il Vicedirettore Umberto Zapelloni e il Direttore Andrea Monti della Gazzetta dello Sport (e grazie anche a Filippo Conticiello, che mi ha intervistato, e poi è diventato la guida di quel tour pomeridiano). Che dopo esserci detto quell che dovevamo: “La strada per uscire te la ricordi, no?”, e certo, grazie, anzi, siete stati fin troppo gentili. E invece la strada non me la ricordavo. Sarà che per arrivare fin lì mi ero dovuto perdere, andare oltre quello che credevo possibile, ma io ho vagato per quasi mezzora tra le redazioni della Gazza, del Corriere, e tutti mi guardavano perplessi: chi è questo ragazzo vestito come un “batterista di una rock band di Gallipoli” (per citare un Maestro) che ci guarda spaventato? Ero io, che dopo aver sbagliato due, tre porte allarmate, ho trovato l’uscita (anche grazie a un paio di uscieri gentili, avevano preso a cuore il caso, mi avevano visto vagare nei monitor di sorveglianza). E forse il trucco è proprio questo: perdersi, dentro alle cose che ami. Ma poi riuscirne ad uscire e perdersi ancora, in altre cose che ami, vuoi amare, credi di poter riuscire ad amare.
Perché è la meraviglia, il trucco.

La stessa meraviglia che ora, io lo so, mi sta facendo scrivere la storia giusta. Perché Atletico Minaccia Football Club io lo porterò ancora in giro, lo presenterò ancora di fronte a tante persone, e con loro parlerò, mi divertirò, capirò che forse qualcosa di buono anche io riesco a combinarlo nella vita. Ma quello che conta è sempre la meraviglia di dopo.
E allora io metto ancora le mani sulla tastiera e continuo a raccontare storie, che se non racconto non mi sembra vero il mondo.
Che se anche una storia ti fa conoscere da così tante persone, ce ne sono ancora tantissime che non sanno chi sei. E io voglio conoscere anche loro.
E le mie storie sono anche per loro, in una vita dove non bastano un miliardo di sguardi per sentirti mai a casa, l’unico luogo che ti tiene al caldo è quella pagina di word e i sorrisi che proverai a far entrare ovunque.
Meravigliandoti. Sempre. Se no: che sfizio c’è a inventare il mondo se poi non ti stupisce?

Mettiamo la Terza (ristampa)

am3edAtletico Minaccia Football Club, qualche giorno fa, ha fatto la sua terza ristampa. Da qui l’ironia brillante del titolo. Yea. Che dire: il solito GRAZIE, prima di tutto, a tutti voi che l’avete preso. Senza di voi, come ho scritto nei ringraziamenti del romanzo senza immaginare questo successo, tutto questo (intendevo: scriverlo) non sarebbe servito a niente.

Le cose stanno andando veloci. Sono settimane davvero piene di chilometri, autostrade e treni. Sono andato ancora a “Quelli che”, sono stato ospite in una delle mie trasmissioni preferite, “Undici”, del grande Pierluigi Pardo (un idolo), dove ho avuto modo di conoscere Luca Antonini, Gianluca Pagliuca, e soprattutto due grandi giornalisti, che si sono rivelate persone splendide: Franco Ordine e Raffaele Auriemma, a prova che per essere grandi professionisti bisogna prima di tutto essere grandi uomini. C’è tanto da imparare anche in un paio d’ore di conoscenza da persone così.

La presentazione del romanzo a Roma, col Trio Medusa e Ivan Mazzoletti, è andata benissimo. La IBS di via Nazionale era piena e ci siamo divertiti tanto. Poi, c’è stata Pescara. E questa settimana, il 18 a Civitavecchia per un doppio incontro (Biblioteca comunale h.18 e poi al Freedom Nonsolopub dalle 21 per reading e torneo di Sensibile Soccer), e il 19 a Gardone V.T. (Brescia) per aprire una rassegna di calcio e letteratura, “Catenaccio”. Be’, alla grande. Poi altre date a venire: Caserta il 27 aprile alla Feltrinelli di corso Trieste, Bologna il 7 maggio alla Feltrinelli di via dei Mille, poi c’è il Salone di Torino dove ogni giorno sarò impegnato in qualcosa. Insomma: di chilometri da fare ce ne sono.
Intanto, col solito sorriso e il capo chino, e la terza ristampa in poco più di due mesi, vi saluto e dico una cosa nuova: Adelante, Atletico Minaccia!

Gianni Mura è il mio Ronaldo, Ibra capirà

DEFINNon so quanti di voi domenica scorsa (puntata del 17 marzo) abbiano guardato Quelli Che, su Rai Due, ma c’era ospite Gianni Mura (che per me è Dio, ma pure per voi ovviamente) a parlare del suo nuovo libro, che io vi consiglio caldamente: “Non gioco più, me ne vado” (il Saggiatore). Be’, a un certo punto, durante l’intervista con Victoria Cabello e Massimo Caputi, alla domanda su quali nomi leggesse con piacere, Mura ha detto che negli ultimi quindici anni quello che più l’aveva fatto divertire ero io, con Atletico Minaccia Football Club. Io ero dietro di lui, a guardarlo, ad ascoltarlo, a imparare (perché da Mura si impara anche solo standogli accanto, nei gesti, nei sospiri, nei silenzi), quando bàm, sono stato chiamato in causa per quello che è, senza dubbio, il momento più gratificante della mia esistenza fino ad ora.
E non perché è avvenuto in diretta sulla Rai. Ma perché l’ha detto IL giornalista. Uno della top 3 della storia del racconto del pallone, e dello sport, in Italia. E io che sono un ragazzo di 28 anni, al primo romanzo, ai primi articoli sulla Gazzetta dello Sport, non posso che sorridere, appena un po’, ingoiare forte, ringraziare, e impegnarmi il doppio, il triplo. Perché certi momenti sono belli, durano in eterno nel tuo cuore, ma le parole non sono mai abbastanza per raccontare. E allora torno con la testa sul computer e scrivo con la forza di certe soddisfazioni, immortali nel mio cuore. Sperando di esserne all’altezza.

Ora, quanti di voi si sono chiesti “Perché la foto con Ronaldo e Ibrahimovic accanto alla tua con Mura?”. Facile. In questo video qui c’è Zlatan Ibrahimovic che prima del calcio d’inizio di un derby si mette a fissare Ronaldo, il Fenomeno, quello vero, non l’omonimo D&G di adesso che sfila col Real (che pure è forte, ma vogliamo metterli a paragone? Andiamo). E sorride. Incredulo. Il giornalista del servizio descrive erroneamente il momento, e mi permetto di dirlo perché ho letto la biografia di Ibra, in cui ci racconta per bene quell’episodio. Era incredulo, Zlatan. Sì: anche l’arrogante e formidabile centravanti svedese ha un cuore e uno stomaco che si stringe. In quel momento, a centrocampo, davanti a sessantamila persone, Re Zlatan si era fatto piccolo piccolo dal suo metro e novantacinque e fissava il suo Campione di sempre. Quello a cui tendeva, quello che imitava con i suoi doppi passi, a tratti irritanti, fin da giovane, nell’Ajax. Ecco perché lo fissava a quel modo, inebetito, sognante.

Riguardando il video della puntata di Quelli Che mi sono scoperto a guardare Gianni Mura allo stesso modo. Gli occhi all’insù, increduli, sognanti. Perché anche io provo a imitare, a modo mio, chiaro, i doppi passi di Gianni, le sue accelerazioni, i suoi improvvisi cambi di passo, che ne fanno il Fenomeno che è da sempre. E anche io a trovarmi di fronte a lui mi sono paralizzato, ma felice. Il mio Campione di sempre. Quello a cui tendo, quello che provo a imitare con i suoi doppi passi, le sue accelerazioni, i suoi improvvisi cambi di passo.
Perché stare di fronte a Gianni Mura è un onore, un privilegio. Sapere di essergli piaciuto fino a questo punto è un sogno. Sapere di avere una vita davanti per provare a raggiungerlo, anche solo per un secondo, è il vero privilegio.

(Qui sotto il video della puntata, dovrebbe partire dal momento in cui Mura dice quello che dice, altrimenti il fattaccio è al minuto 6.30)

Più di 5000 grazie e qualche novità

IMG-20130207-WA0001Atletico Minaccia Football Club ha superato le cinquemila copie in poco più di un mese. E io che posso dire? Se non la parolina magica che tutte le mamme insegnano ai figli fin da quando sono bambini? G R A Z I E.
A tutti. A chi l’ha letto, lo sta leggendo, l’ha preso e deve ancora cominciarlo, vuole comprarlo (e quindi, ovviamente, non l’ha ancora cominciato!), a chi l’ha rubato (a voi un po’ meno, però fatemi sapere lo stesso cosa ne pensate), e a chi l’ha consigliato, regalato, imposto ad amici e parenti.

La mole di messaggi che sto ricevendo è altissima. Via facebook, twitter, mail. Dire che ne sono felice è poco. Non mi aspettavo tutto questo successo, ma soprattutto: questo amore da parte dei lettori. Cioè, un momento. Me lo auspicavo, sapevo di aver scritto un romanzo, quantomeno, sincero. E dunque amabile. Perché, noi lettori, veri lettori, lo sappiamo: è difficile che qualcuno ci freghi. Un libro autentico (bello o brutto viene dopo, come giudizio) ci scoppia tra le mani, pulsa, ci parla con franchezza come un vecchio amico. E noi lo apprezziamo sempre un vecchio amico. Ecco: sono davvero felice che questo sia passato, che i lettori se ne siano accorti e vogliano, spesso, condividere con me i loro pensieri, le emozioni che Atletico Minaccia ha risvegliato nelle loro menti. Molti mi hanno detto che gli ho ricordato la loro gioventù passata sui campi di periferia a tirare calci al pallone (e agli avversari). Alcuni addirittura si sono commossi con la cavalcata della squadra di Vanni Cascione, fino all’ultimo secondo dell’ultima partita.

Questo, probabilmente, è il premio più grande per me che l’ho scritto. Al di là delle cifre vendute, dei numeri, dei traguardi (sono stati anche venduti i diritti in Olanda, uscirà lì dopo l’estate, ma presto dedicherò un pezzo a questa faccenda, perché merita, poi capirete perché). Insomma: io sono un autore che deve ancora imparare tanto, questo è il mio primo romanzo. Sto scrivendo il secondo, siamo a buon punto. Continuerò a metterci l’anima come l’ho messa in Atletico Minaccia. In tanti chiudono le mail dicendomi che aspettano il prossimo romanzo. Ecco: spero che, bello o brutto che sia, passi sempre il solito messaggio dalle pagine: voglio raccontare storie. Con semplicità e onestà, divertendomi io per primo, emozionandomi, facendomi piangere e ridere.
Però, già che siamo qui: 5mila e più grazie a voi.

Di cose belle me ne stanno succedendo. Una tra tutte, forse quella per cui mi è battuto il cuore: l’inizio della collaborazione con la Gazzetta dello Sport. Un sogno, fin da quando ero bambino. Ma anche a questo dedicherò delle righe molto presto.

Intanto, prossimi giri: venerdì 15 marzo sarò a Padova (libreria Mondadori di piazza Insurrezione) alle ore 18, per presentare Atletico Minaccia insieme a Matteo Righetto (a seguire aperitivo Sugarspritz alla Corte dei Leoni, sempre a Padova, eh). Poi, sabato 16 marzo a Santa Maria Capua Vetere (mia città d’adozione, ormai), lo presentiamo al Club 33 Giri, con Ivan Mazzoletti e Ilaria Puglia. E, infine, giusto per rifarmi un attimo a salire l’Italia intera: domenica 17 marzo torno ancora ospite a “Quelli che”, su Rai Due. Direi che per i prossimi giorni potrete incontrarmi nei treni.

Ma la cosa più importante è una: siempre Adelante Atletico Minaccia!

Marco Marsullo, che sarei io, torna allegramente a “Quelli che” domenica 3 marzo

quellichemarsulloDopo un paio di settimane di assenza da Rai Due, in cui tantissimi hanno scritto ai vertici della tivù di stato allegando foto in cui strappavano il bollettino del canone per protesta, torno in diretta dalle 14 a “Quelli che”, con Victoria Cabello e il mio amato Trio Medusa. Seguirò il Siena (lo dico perché per ora sono imbattuto!) e sono molto felice di tornare in trasmissione perché, cosa più importante di tutte, lì mi diverto come un matto. Magari si parlerà un po’ di Atletico Minaccia Football Club, il romanzo outsider che sta scalando le classifiche (a mani nude). Tanto che quando è stato sottoposta la questione a Camilleri, questi si è voltato dalla cima delle classifiche e ha detto, testuale: “Chi minchia è ‘stu Marsullo?”

Adelante!

[nella foto: la mia proverbiale eleganza in diretta nazionale]