15 settembre 2015, il mio nuovo romanzo: I MIEI GENITORI NON HANNO FIGLI (Einaudi Stile Libero)

imgnhfEsce il 15 settembre, è il mio nuovo romanzo, il terzo con Einaudi Stile Libero. Si chiama: “I miei genitori non hanno figli”.

È l’unica cosa, in parte, autobiografica che ho scritto e, quasi sicuramente, scriverò in tutta la mia vita. Racconta quanto è divertente e faticoso avere diciotto anni e doversi crescere due genitori separati. Ci saranno le solite cose divertenti (dopo tutto, resto il solito demente di sempre) e un po’ di cose più serie. Senza che sto a dirvi tutto, ora, tanto manca poco e sarà in libreria.

Vi lascio questa cosa, dalla quarta di copertina:
Una commedia divertente, corrosiva e tenera, sghemba come tutte le famiglie, dove bisogna adattarsi «l’uno alla forma sbagliata dell’altro per non sparire del tutto».

Dicono che fare il genitore sia il mestiere piú difficile, ma nessuno ricorda mai che fare il figlio non è proprio una passeggiata. Soprattutto quando hai diciott’anni e i tuoi genitori pretendono tu sappia già scegliere cos’è meglio per la tua vita, anche se la loro non sembra esattamente quella che avevano immaginato. E allora li osservi muoversi in quel microcosmo fatto di amicizie che possono tornare utili, di colleghi che hanno solo figli geniali, al contrario di te, di solitarie battute di caccia in Lettonia e turnover di fidanzati, e quasi ti arrendi all’idea che sarai proprio tu il loro ennesimo fallimento.

Fatemi sapere, io sono qui per qualsiasi cosa.
E Adelante! Siempre.

Marco

Qualche novità, e poi “Dio si è fermato a Buenos Aires” (che non è una visione mistica, ma un libro)

controm Era da un po’ che non scrivevo sul sito. Negli ultimi mesi sono successe alcune cose, tutte molto buone per fortuna, che poi uno se lo dimentica che nella vita possono capitare pure le cose brutte e pensa che è sempre tutto dovuto. Invece no. Quindi, parliamo delle cose belle. Sempre.

In foto qui su, a sinistra, c’è la copertina di un libro, uscito lo scorso 23 ottobre per la collana Contromano di Laterza. Si chiama “Dio si è fermato a Buenos Aires”, lo abbiamo scritto insieme io e Paolo Piccirillo, e altro non è che il resoconto del nostro mese a Buenos Aires dello scorso gennaio. Dentro ci trovate molte parolacce in argentino, i barrios argentini, la carne argentina, le femmine argentine, la tristezza e l’allegria argentina, i martiri della dittatura argentina. Insomma, l’Argentina. Ce la siamo vissuta sotto la pelle e abbiamo provata a metterla in un libro con la stessa intensità. Fateci sapere.

In tutto questo, durante l’estate “L’audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle Miserabili Monache” ha fatto altre due ristampe, è arrivato alla quarta in tre mesi, è stato inserito da Panorama nella lista dei libri più letti dell’estate 2014, e ha suscitato molto interesse per alcune cose cinematografiche che, tanto, finché non si realizzano è inutile anche dirlo, perché con il cinema è così. Quello che conta è che anche il secondo romanzo è andato molto bene. L’anno prossimo, autunno 2015, ne uscirà un altro, sempre con Einaudi Stile Libero, ma ne parleremo a tempo debito.

Per il resto io sto bene, dormo sempre poco la notte, sto mettendo da parte i soldi per comprare la nuova xbox (ma forse a ‘sto giro non me la compro), potete sempre leggermi sulla Gazzetta dello Sport, sono spesso in giro per presentazioni (le prossime: 6 novembre a Ravenna e 7 a Monterotondo, Roma; sono le prime due che mi sono venute in mente, ma ce ne sono molte altre). E direi che è tutto, per ora.
Quindi passo e chiudo. Ci sentiamo presto.

abbracci & baci.

 

Precisazioni sul pezzo di oggi per la Gazzetta dello Sport sul Cagliari e Is Arenas

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per leggere l’articolo basta cliccarci su

Oggi, 5 aprile 2013, un mio pezzo sulla Gazzetta dello Sport giocava con sana ironia sulla bruttissima situazione del Cagliari Calcio e dei suoi tifosi costretti a non poter vedere la loro squadra dopo le ben note vicende del Sant’Elia prima, e dell’Is Arenas poi. Sulla Gazza ho provato a far capire che il mio pensiero è apertamente di supporto per i tifosi rossoblu, che come tutti meritano uno stadio per poter vedere la loro squadra del cuore. Dispiace che l’Unione Sarda e altri portali abbiano frainteso lo spirito. Bastava leggere l’articolo per intero, specie le ultime righe, per capire il messaggio. L’ironia che ho usato non voleva essere offensiva, se qualcuno se l’è presa mi spiace, ma nel pezzo le parole sono inequivocabili. Trovo tuttavia inesatto l’uso che questi portali hanno fatto del pezzo, citandone solo l’inizio (tralasciando le parti in cui ammettevo l’assurdità della situazione) e caricando di astio un tema di per sé scottante, che ho provato ad analizzare in modo ironico ma con chiari riferimenti a favore dei tifosi del Cagliari, privati della possibilità di assistere alle partite della loro squadra. Da sempre uso l’ironia come arma per superare problemi nella mia vita, e provo a tradurre questo spirito anche nel mio lavoro: la scrittura. Sia essa narrativa o giornalistica. Per chiunque voglia leggere il pezzo in versione integrale, e vi invito a farlo, basta cliccare sull’immagine dell’articolo in alto. Per qualsiasi chiarimento, soprattutto per le testate che hanno avuto da “ridire”, resto a totale disposizione via mail o sui social network. Mi dispiace inoltre che qualsiasi sardo possa essere rimasto scottato dall’articolo: la Sardegna è una terra che amo, lì ho tantissimi amici, i miei agenti sono sardi, e il mio intento era di schierarmi dalla loro parte. Trovo che spiegare oltre sarebbe superfluo, chiunque conosca i miei pezzi sulla Gazzetta dello Sport sa che hanno un taglio ironico, satirico, e che ho scherzato anche su squadre ben più blasonate, Inter e Milan (di quest’ultima sono tifoso, detto da sempre senza problemi) su tutte. Passo e chiudo, sperando che in futuro si possa dialogare, anche contestando, senza essere tirati in ballo argomenti che con lo sport non c’entrano nulla.

Adelante. Ma con juicio, stavolta.