“Buiten Spel”, di Marco Marsullo. Ora vi racconto una storia bella, di un autore tradotto in Olanda.

mailm

queste parole sono per una persona a cui voglio un grande bene,
una persona col sorriso sottile e gli occhi sereni,
una persona preziosa perché è diventata un’amica,

un’olandese napoletana.
Manon Smits.

Buitenspel_MarsulloCome tutte le cose belle che si incontrano nella vita, io Manon Smits l’ho conosciuta per caso. Con quella mail che vedete lassù. Una mail che lessi una mattina di gennaio del 2011, con gli occhi un po’ increduli e un po’ assonnati (mi alzo tardi, nell’ambiente si sa, quindi non raccontiamoci cazzate). Ricordo esattamente quello che feci. Scrissi alla mia ragazza, che era a lavoro. E mi ricordo che non sapevo cosa dirle di preciso. Ricordo solo la felicità, di entrambi. Che poi, felice per cosa? Nel senso: potevo essere sorpreso, lusingato. Ma felice: perché? Non era una notizia di una traduzione (Atletico Minaccia non sapevo neanche quando sarebbe uscito, di preciso). Non era nulla di concreto, nulla nemmeno all’orizzonte, ma io ero emozionato. Credo che ci siano dei momenti dove, chi è bravo a riconoscere la sorte, veda il futuro. Credo ci siano delle persone che incontri, che più di tutte le altre, sono destinate a essere pezzi preziosi della tua scenografia. Mi è successo con qualche amico, una ragazza, una editor, un direttore editoriale, un gatto, una decina di calciatori, un paio di scrittori. E sono tutti ancora qui (quasi tutti, ma si sa, non hai pensieri senza mancanze), belli saldi, a insegnarmi cosa essere, come esserlo o non esserlo più. Insomma: io quella mail di quella traduttrice olandese me la sono riletta molte volte, prima di risponderle. Iniziammo a scriverci, a raccontarci cose della nostra vita, del nostro lavoro (lei in Olanda è una delle più famose traduttrici). Iniziammo a starci sinceramente simpatici. Manon prese a cuore l’avventura, e io le avventure come queste le ho nel cuore già prima di pensarle possibili. Dovevamo diventare traduttrice a autore, pochi cazzi. Ce l’avremmo fatta. E la cosa che più di tutte mi ha colpito, ora che conosco bene la vita e il lavoro (la mole, soprattutto) di Manon, è che lei non aveva nessun bisogno di tradurre me, ventenne autore sconclusionato, sì esordiente Einaudi, ma pur sempre uno sconosciuto con dei capelli improbabili. Lei ha sempre un libro da tradurre, una corsa da fare per incastrare due, tre titoli. Offerte, proposte, viaggi in giro per l’Europa per festival e fiere. Lei non aveva bisogno di me, io, di sicuro, molto più di lei. Però la forza che ha messo in questa faccenda, la forza che ha trasformato Atletico Minaccia Football Club in Buiten Spel (la copertina è lì, in alto, lo so che ci eravate arrivati anche voi, non vi incazzate), è stata una forza senza pari. Io e Manon eravamo due ragazzini che si erano incaponiti, che volevano dare il meglio di loro stessi per vedere concretizzato il loro gioco preferito. Ci volevamo bene, tanto, e il modo per dimostrarcelo era questo: fare il miglior lavoro che potessimo, l’uno per l’altra. E allora: mail su mail, tra noi, all’ufficio diritti Einaudi (Anna Dellaferrera: GRAZIE, sempre, per questo e tutto il resto), al mio agente (Daniele Pinna: sei licenziato anche qui, però grazie, ti riassumo entro le 19 di oggi), agli editori olandesi che potevano essere interessati alla storia. Presentazioni incrociate, finte casuali, al Salone del Libro di Torino, telefonate per appuntamenti “sotto alla T” (la prima volta che ci siamo visti eravamo a Torino, in fiera, e avevamo appuntamento sotto al padiglione T; ma a telefono non ci trovavamo, eppure entrambi asserivamo con forza di essere sotto una T. Poi abbiamo capito che erano due corridoi diversi). È stata una storia di risate, di confessioni, di aiuti, di incontri. Ho avuto il privilegio di conoscere la sua famiglia. Il suo compagno Pieter van der Drift (anche lui traduttore, e sosia di Sting), e i suoi stupendi (stupendissimi) quattro figli. Li ho avuti da me a Napoli, tutti e sei, per due settimane in una calda e bellissima estate, che se solo ci penso non smetto di sorridere. E come in tutte le amicizie vere, quelle pulsanti, ci siamo anche incazzati. In verità, si è incazzata lei con me, e aveva ragione. Una volta ero in ritardo con delle piccole spiegazioni sulla traduzione e non le avevo risposto a una mail per una settimana (Atletico Minaccia ha tantissime parole in dialetto, o modi di dire tipici del Sud Italia, e Manon è stata incredibile a capirli tutti, ma a volte giustamente le serviva una mano; anche perché, come può un olandese capire “la cazzimma”? E Siani mi perdonerà se l’ho citato). Be’, quel giorno Manon mi ha ricordato una cosa: che l’amicizia non è un permesso per lavorare meno bene, e che anzi, ha il compito di rafforzare il rispetto in una collaborazione. Perché per un amico devi esserci subito, anche quando ti traduce un libro. E io quella mail dura e decisa di Manon me la porterò per sempre nei ricordi, come tutte le altre belle e spensierate. E se anche lei ne ride di questa cosa, e un giorno magari se la dimenticherà, io no. Io Manon me la porto nel cuore felice e incazzata, perché è così che si fa con gli amici. Te li conservi con tutti i colori, e con loro dividi la sorte, un pezzo di vita che ti porta dove gli pare a lui. L’importante è essere uniti.
Come l’altra sera, quando abbiamo fatto un aperitivo a Roma, insieme, dopo che avevo finito una giornata di editing da Einaudi. E mi sono accorto che mi ero dimenticato le chiavi della macchina in casa editrice, ormai deserta, alle nove di sera. E Manon era lì, accanto a me, su una via Giulio Cesare deserta, la notte di San Valentino, mentre chiamavo Rosella Postorino che, giustamente, a cena fuori non sentiva il cellulare.
E noi due eravamo lì, insieme, a sorridere della mia testa di cazzo, di fronte a una macchina chiusa, parcheggiata a Roma, sotto gli alberi spogli dell’autunno mentre tutti sceglievano in quale ristorante cenare la notte degli innamorati.
Ve l’ho detto: io Manon l’ho incontrata per caso.

“Buiten Spel” uscirà in Olanda il 6 marzo, tra pochi giorni, sarà pubblicato dall’editore Thomas Rap, e io sono fiero di me, di Manon, di chi ci ha aiutato in questa impresa divertente, in chi ha creduto in una delle più grandi traduttrici olandesi e in un ragazzo con una storia. Che se il mondo facesse sempre così, dare credito a chi conosce la chiave per le parole di chi le inventa, le cose sarebbero tutte più chiare.

grazie, Manon.
il tuo autore preferito (lo sai, sono un po’ così, “supremacy”): Marco.
:)

L’estate dello scrittore zoppo

geiger Quest’estate è stata tosta. Il 5 luglio, giocando a calcio, mi sono fatto male al ginocchio. E questa è un’informazione necessaria per chiunque sia arrivato su questo sito dopo aver letto Atletico Minaccia Football Club. Perché rende l’idea di quanto l’autore partecipi emotivamente (e fisicamente) alla causa del proprio romanzo. Uno scrittore che scrive un libro sul calcio, che poi si fa male al ginocchio giocando a calcio. Cioè: voglio vedere se Faletti dopo che scrive un giallo si fa ammazzare da uno con un fermacarte nella schiena. Per dirne una, eh.

Detto questo: vi racconto qualcosa di nuovo, perché il sito era fermo da giugno e qualcuno poteva pensare che un gruppo di separatisti baschi mi avesse preso per rimandarmi nella sede di Einaudi un dito alla volta (si sa, i separatisti baschi non amano la letteratura sul pallone). Insomma, quest’estate, oltre a lesionarmi il legamento crociato anteriore, abbiamo fatto la QUARTA ristampa di Atletico Minaccia (qui la reazione dei vertici Einaudi, simile alla mia). E un GRAZIE, ancora, giusto per, ce lo butto a tutti quelli che hanno letto e stanno ancora leggendo il romanzo.
Poi, a Cecina, all’inizio di agosto, sono stato premiato dalla fondazione Hermann Geiger, che mi ha assegnato la prima edizione del Premio Geiger (che vedete lì su in foto, svelato l’arcano mistero della foto in alto a sinistra che vi stava tormentando, nevvero?). Poi, domenica scorsa, a Pordenonelegge, ho partecipato al Fight Writing in piazza Cavour con Francesca Scotti, Giorgio Ghiotti e Marco Cubeddu. Ora, vi chiederete, ma cos’è ‘sto Fight Writing? Io e gli altri, ci sfidavamo a scrivere un racconto live partendo da una suggestione comune (un fumetto scoperto all’istante). E via, in quaranta minuti, di fronte a una piazza stracolma, a scrivere il nostro racconto. Il più apprezzato dal pubblico sarebbe stato il vincitore. Oltre ad aver vinto, ed esserne molto orgoglioso (sarà una cagata, ma io mi emoziono quando so che alla gente piace quello che scrivo, se no manco avrei un sito in cui scriverei queste cose), mi sono divertito tantissimo e ho visto Pordenone, che non avevo mai visto. Purtroppo, la sera in albergo ho visto anche il Milan perdere in casa col Napoli, e questo è stato meno bello. Ma si sa: se gana y se pierde.

Ora sto finendo il romanzo che, salvo imprevisti divini, uscirà la prossima primavera in libreria (poi vi dico la data, tranquilli) sempre con Einaudi Stile Libero (mi ci dovranno staccare con il diluente da Stile Libero). E niente: speriamo bene. Mi sa che ci siamo detti tutto, alla prossima.
Un Adelante ce lo metto, giusto per augurio.

Adelante!

4 mesi di Atletico Minaccia

amELEFSono quattro mesi che questo libro qui è in libreria. Gli auguri fateli a lui, voi che lo avete a casa; una torta, anche una viennetta va bene, non è un tipo pretenzioso. Ve lo dico perché lo conosco bene, lo conosco dal 2009, quando lo scrissi con l’entusiasmo e l’incoscienza che ancora oggi mi accompagna quando metto le mani su una tastiera di un computer e comincio a scrivere un romanzo.

In questi quattro mesi ne ho viste di cose. Che se dovessi dirle tutte non basterebbe un dominio internet solo. Però mi ricordo bene i primi giorni dopo l’uscita, quando avevo l’ansia perché vedevo che su anobii non decollava (non sono un tipo fissato su certe cose, noooh), quando temevo che i giornali e i lettori mi avrebbero detto che non era cosa mia, che il romanzo era carino, ma niente di che. E ci tenevo per un semplice motivo: non che debba sentirmi dire che sono bravo, questo non mi importa, al massimo mi lusinga, ma mi importa che quello che faccio venga recepito, entri negli occhi e nel cuore delle persone. Perché, credo, è questo che fa uno che scrive. Entrare. E io avevo paura di restare fuori. Ma fuori sono rimaste solo le paranoie. Ho vissuto nei treni, e ci vivo ancora, perché mi hanno invitato a presentarlo ovunque. Dalla Val Trompia, vicino Brescia, dove un’associazione di ragazzi giovanissimi e pieni di idee mi ha invitato in una rassegna bellissima, fino a Marcianise, dove un’altra associazione mi ha fatto sentire uno di loro, tra tante risate e del buon vino. E in mezzo un sacco di posti dove sono stato bene, che a elencarli farei notte. E sono pure finito in televisione, lo sapete. Io con lo zaino sulle spalle che entro nelle auto della Rai e comincio a parlare di pallone con tutti gli autisti, “Mi dia del tu, la prego, ho 28 anni”, quante volte l’avrò detto. E gli sfottò con quelli juventini, e i confronti da mister con quelli milanisti, “Ma perché De Sciglio non sta giocando?!”. Io che trovo il mio nome sui camerini, io che finisco a “Undici” di Pardo (Pardo, ti amo, sappilo), con i giornalisti che seguo da sempre, e parlo di pallone con loro, come parlassi con i miei amici. Io che Gianni Mura mi ha detto delle cose che non dimenticherò mai, e le avete sentite tutti, ma mi ha detto pure altre cose che non avete sentito, e che non vi dico perché certe altre bellezze servono solo a ricordati di cosa puoi essere capace, con l’impegno e il sacrificio. Che non è tutto passerelle e classifiche, che se hai ventotto anni e combini cose che gente in una vita intera, magari, non riesce a fare, non devi pensare che sei arrivato da qualche parte, ma solo che sei partito bene. E che devi arrivare ancora meglio.

Mi ricordo tutte le mail che ho ricevuto in questi mesi, e sono tantissime, e tutta la voglia e l’impegno che ho messo nel rispondere. Perché, e questo lo credo con ogni grammo di me, la parte più bella è proprio questa. Parlare con chi ha letto la tua storia e si è emozionato. Punto, senza giri di parole. E mi ricordo pure cosa ho pensato quando ho visto che eravamo alla terza ristampa, la cosa esatta che mi è balenata nella testa: quando si farà la quarta? E non è ingordigia, ma semplice meraviglia. Meraviglia verso le cose grandi che possono succedere nella vita. Perché io non dirò mai che ho talento, ma una cosa sì, me la riconoscerò sempre: non ho mai smesso di pensare possibile la meraviglia.

Mi ricordo quando mi sono perso nel palazzo RCS, il giorno che andai a parlare con il Vicedirettore Umberto Zapelloni e il Direttore Andrea Monti della Gazzetta dello Sport (e grazie anche a Filippo Conticiello, che mi ha intervistato, e poi è diventato la guida di quel tour pomeridiano). Che dopo esserci detto quell che dovevamo: “La strada per uscire te la ricordi, no?”, e certo, grazie, anzi, siete stati fin troppo gentili. E invece la strada non me la ricordavo. Sarà che per arrivare fin lì mi ero dovuto perdere, andare oltre quello che credevo possibile, ma io ho vagato per quasi mezzora tra le redazioni della Gazza, del Corriere, e tutti mi guardavano perplessi: chi è questo ragazzo vestito come un “batterista di una rock band di Gallipoli” (per citare un Maestro) che ci guarda spaventato? Ero io, che dopo aver sbagliato due, tre porte allarmate, ho trovato l’uscita (anche grazie a un paio di uscieri gentili, avevano preso a cuore il caso, mi avevano visto vagare nei monitor di sorveglianza). E forse il trucco è proprio questo: perdersi, dentro alle cose che ami. Ma poi riuscirne ad uscire e perdersi ancora, in altre cose che ami, vuoi amare, credi di poter riuscire ad amare.
Perché è la meraviglia, il trucco.

La stessa meraviglia che ora, io lo so, mi sta facendo scrivere la storia giusta. Perché Atletico Minaccia Football Club io lo porterò ancora in giro, lo presenterò ancora di fronte a tante persone, e con loro parlerò, mi divertirò, capirò che forse qualcosa di buono anche io riesco a combinarlo nella vita. Ma quello che conta è sempre la meraviglia di dopo.
E allora io metto ancora le mani sulla tastiera e continuo a raccontare storie, che se non racconto non mi sembra vero il mondo.
Che se anche una storia ti fa conoscere da così tante persone, ce ne sono ancora tantissime che non sanno chi sei. E io voglio conoscere anche loro.
E le mie storie sono anche per loro, in una vita dove non bastano un miliardo di sguardi per sentirti mai a casa, l’unico luogo che ti tiene al caldo è quella pagina di word e i sorrisi che proverai a far entrare ovunque.
Meravigliandoti. Sempre. Se no: che sfizio c’è a inventare il mondo se poi non ti stupisce?

Salone del Libro di Torino: le date in cui intratterrò le folle.

SALONE 2013 NO LOGHIE anche quest’anno si sbarca a Torino per il Salone (Internazionale, oh) del Libro. Partiamo dal presupposto che a me Torino, come città, piace tantissimo, e se non facesse un freddo infimo d’inverno ci andrei pure a vivere. Ma dato che il Salone è a maggio, e io sono in maglietta a maniche corte da ormai due mesi, mi riverserò felice nella città piemontese. Quest’anno però non farò solo il turista tra i libri e gli stand, ma andremo a parlare un po’ di Atletico Minaccia Football Club in giro (Es el marketing…).

Giovedì 16, ore 21, sarò a Ciriè, alla sala consiliare di Palazzo D’Oria per la rassegna “Legenda 2013″ (Ciriè è in provincia di Torino, questa potete anche saltarla se siete venuti al Salone da fuori, non è che dovete seguirmi anche nella provincia piemontese, poi se volete mi fa piacere, vi offro da bere).

Venerdì 17, ore 17.30, questa volta proprio dentro al Salone, nello spazio IBS con Gianni Mura e Mario Sconcerti a parlare un po’ dei nostri tre libri. Modera l’incontro Darwin Pastorin. Posso dire che (oltre Gianni Mura che ho avuto modo di conoscere e di scambiare con lui delle battute; è un uomo maestoso) in mezzo a questi nomi mi sento piccolo piccolo? Occhei, lo dico. Però che bello.

Sabato 18, ore 12, presso lo stand di Lìberos, insieme al mio amigo Marco Ponti (regista, tra gli altri, della pietra miliare del mio cervello bacato: Santa Maradona) e a Paolo Piccirillo (se si sveglia in tempo; lui è un amico e un autore molto bravo, ha già esordito tre anni fa con Nutrimenti, ma tra qualche settimana sarà in libreria col suo nuovo romanzo, con Neri Pozza, mica cazzi, ma ne parleremo a breve su questo sito).

E questo, ci vediamo a Torino se volete. Adelante, Turin!

Mettiamo la Terza (ristampa)

am3edAtletico Minaccia Football Club, qualche giorno fa, ha fatto la sua terza ristampa. Da qui l’ironia brillante del titolo. Yea. Che dire: il solito GRAZIE, prima di tutto, a tutti voi che l’avete preso. Senza di voi, come ho scritto nei ringraziamenti del romanzo senza immaginare questo successo, tutto questo (intendevo: scriverlo) non sarebbe servito a niente.

Le cose stanno andando veloci. Sono settimane davvero piene di chilometri, autostrade e treni. Sono andato ancora a “Quelli che”, sono stato ospite in una delle mie trasmissioni preferite, “Undici”, del grande Pierluigi Pardo (un idolo), dove ho avuto modo di conoscere Luca Antonini, Gianluca Pagliuca, e soprattutto due grandi giornalisti, che si sono rivelate persone splendide: Franco Ordine e Raffaele Auriemma, a prova che per essere grandi professionisti bisogna prima di tutto essere grandi uomini. C’è tanto da imparare anche in un paio d’ore di conoscenza da persone così.

La presentazione del romanzo a Roma, col Trio Medusa e Ivan Mazzoletti, è andata benissimo. La IBS di via Nazionale era piena e ci siamo divertiti tanto. Poi, c’è stata Pescara. E questa settimana, il 18 a Civitavecchia per un doppio incontro (Biblioteca comunale h.18 e poi al Freedom Nonsolopub dalle 21 per reading e torneo di Sensibile Soccer), e il 19 a Gardone V.T. (Brescia) per aprire una rassegna di calcio e letteratura, “Catenaccio”. Be’, alla grande. Poi altre date a venire: Caserta il 27 aprile alla Feltrinelli di corso Trieste, Bologna il 7 maggio alla Feltrinelli di via dei Mille, poi c’è il Salone di Torino dove ogni giorno sarò impegnato in qualcosa. Insomma: di chilometri da fare ce ne sono.
Intanto, col solito sorriso e il capo chino, e la terza ristampa in poco più di due mesi, vi saluto e dico una cosa nuova: Adelante, Atletico Minaccia!